Alla fine delle lezioni sono subito corso da lei, la mia Amanda. Non so esattamente quanto la sua scuola sia distante dalla mia, sta di fatto che correndo più che potevo sono arrivato appena lei è uscita, dieci minuti dopo di me. E’ rimasta un po’ sorpresa, piacevolmente, si aspettava che fossi arrivato tardi, facendola aspettare.
Siamo andati subito a pranzare, dal tipo simpatico che fa i kebab buoni. Però non c’era il tipo simpatico. C’era un tipo che non avevo mai visto. Ma io in effetti non ho mai visto neanche il tipo simpatico, mi ha detto Amanda che c’è un tipo simpatico che però oggi non c’era.
Siamo andati in un parchetto per mangiare i panini. Da vere persone civili siamo passati sopra le aiuole, e come ormai mi capita sempre, ho guardato a terra in cerca di quadrifogli. Con leggero stupore ne ho trovato subito uno, l’ho colto, l’ho guardato meglio, scoprendo con immenso stupore che le foglie erano cinque! Si chiama pentafoglio? Amanda si è indisposta, forse era invidiosa. Ho fatto una foto col cellulare e l’ho messo nella mia agenda che ormai è un’erbario.
Mangiare quei panini è difficilissimo, o almeno lo è farlo senza sporcarsi. Sono enormi, e sono riempiti tantissimo. E’ come prendere un piatto di plastica, fare un cumulo di carne e piegare il piatto in due. Invece del piatto di plastica usano il pane. Però è buono. E io mi sono sporcato. Pazienza.
Avevamo sete, siamo andati, io e la mia Amanda, alla sua scuola per prendere qualcosa da bere ai distributori automatici. Quando ho preso la mia lattina di Coca Cola lei me l’ha sottratta e l’ha agitata tantissimo, che cattiva. Per fortuna che la mia estrema cautela per aprirla non l’ha fatta esplodere.
Dovevamo andare a studiare, in biblioteca, almeno un’oretta, ma era pieno di gente e non c’era posto. Ma immagino che anche se ci fosse stato non saremmo rimasti lì. A noi non piace stare in luoghi affollati. O almeno non in quel momento. Invece ci siamo seduti per terra dietro la biblioteca, e tra un po’ di coccole, un bacino e l’altro, io ho cominciato a studiare e lei a ripassare storia.
Dopo qualche minuto ha cominciato a piovere. Amanda convintissima mi ha detto che mi avrebbe portato in un posto che conosceva lei, dove potevamo stare tranquilli. A neanche un quarto strada (che poi era relativamente tantissima strada), ha cominciato a piovere forte, ero praticamente fradicio, i miei capelli grondavano di acqua. A metà strada ha cominciato a grandinare, mentre io mi chiedevo dove mi stava portando e quando saremmo arrivati. Mi ha portato al tredicesimo piano di un edificio, l’ultimo piano. Ci siamo seduti sulle scale, ma non abbiamo preso i libri. Anche perchè è durato poco. Il portiere (credo) ci ha sgridati intimandoci di scendere. Era arrabbiato, pensava che fossimo stati noi ad imbrattare le pareti e che fossimo stati lì anche ieri, ma non è vero.
Siamo andati in un posto vicino alla piscina comunale, al freddo, ma almeno eravamo riparati dalla pioggia. Abbiamo passato un po’ di tempo lì, a scaldarci a vicenda, aspettando che la pioggia finisse. O almeno si attenuasse. A quel punto ho portato la mia Amanda in un bar, il bar più vicino, per prendere una cioccolata calda e riscaldarci un po’. Eravamo completamente bagnati e infreddoliti, ne avevamo bisogno.
Peccato che lei doveva prendere una corriera per tornare a casa. L’ho accompagnata alla fermata, dove abbiamo incontrato una sua amica col proprio ragazzo.
Abbiamo un po’ scherzato sul fatto che non è ancora ufficializzata la nostra relazione. Non è stupido, lei vorrebbe che io glielo chiedessi in modo appropriato. Pensavo a consegnare una lettera firmata da un notaio a suo padre per chiedere la mano della figlia. Seriamente, devo chiederglielo alla prima occasione opportuna.
E così la mia giornata con la mia Amanda si è conclusa, lei ha preso la corriera diretta verso casa.
Non vedo l’ora di vederla domani.