Archiviazioni mensili: Aprile 2008

Al mio corpo fa male non vedere la mia Amanda per troppo tempo. Sono stato senza di lei un giorno e ho preso l’influenza.

Oggi ci siamo visti, per fortuna, e non è che i sintomi siano passati, ma sto sicuramente meglio.

Sono andato a prenderla a scuola dopo rientro, la mia Amanda. Siamo andati verso il centro, che dovevamo comprare i biglietti per un concerto. Il negozio era chiuso, e abbiamo aspettato che aprisse, seduti in un posto vicino.

Lei era strana, oggi. Forse era colpa mia, che mi sentivo debole, o forse era perchè anche lei non si sentiva tanto bene. Ma è che mi è tanto dispiaciuto che non fosse affettuosa come al solito. Mi sembrava di essere tornato a qualche settimana fa, quando non mi faceva neanche avvicinare.

Abbiamo comprato i biglietti e ci siamo diretti verso il nulla. L’atmosfera era piuttosto fredda, i baci glieli dovevo strappare. Idea di andare a mangiare qualche schifezza al supermercato, e quando dico schifezza non scherzo. Quei cibi da friggere/cuocere per 3/5 minuti prima di servire. Ecco. Mangiati a freddo. Alette di pollo e un’altra cosa non ben definita. Mi sono sentito male.

Le ho chiesto più volte se c’era qualcosa che non andava, e la sua risposta “niente” non mi soddisfava. Il tempo era finito, doveva prendere il treno. In stazione i suoi amici, sale in treno e se ne va.

Spero tanto che sia stata solo una giornata particolarmente infelice.

Sabato sera sono andato a prendere la mia Amanda nel suo paese, per poi passare la serata assieme. Sono andato in auto, come sempre, dato che sono qualcosa come 40km. Lei era in giro con le sue amiche, mi avrebbe spiegato come raggiungerle una volta arrivato.

Una volta arrivato però le indicazioni non sono state molto precise. Ero preparato all’idea di perdermi, e così è stato. Alla fine ho dovuto seguire le indicazioni al telefono passo passo, però un po’ è anche colpa mia che ho confuso la destra con la sinistra.

Le ho accompagnate in un locale e ho conosciuto una sua amica, la mia Amanda è rimasta con me. Siamo andati in un altra città, per passare la serata, ma non sapevamo ancora cosa fare. Una volta arrivati ho fatto più volte il giro del centro per trovare parcheggio. Ma quando l’ho trovato la mia Amanda non era contenta. “Non mi piacciono le persone, voglio stare con uno scemo”. E quello scemo sono io. Le ho chiesto se preferiva stare in un posto tranquillo, e lei timidamente ha annuito.

L’ho portata in un posto tra i campi, in mezzo al nulla. Eravamo già stati lì, esattamente nello stesso punto della volta scorsa. Ci siamo messi comodi, e sono cominciati i baci e le coccole. Io dovevo chiederle una cosa, era tanto tempo che volevo dirgliela, e lei lo sapeva, ma volevo cercare il momento giusto. Era giunto il momento giusto. Io non so perchè, ma avevo ancora paura che non accettasse, anche se in realtà era ovvio, e quando ha detto di si mi sono sentito sorpreso e felice. Le ho chiesto se voleva essere il mio amore. La mia ragazza.

Nel successivo momento di passione ho cominciato subito a sentire caldo, ma ho provato a togliere qualche vestito a lei. Prima la giacca, e senza fretta dopo un po’ anche la felpa, e con la felpa il reggiseno. Quando mi ha tolto la felpa finalmente ho sentito il suo corpo nudo sul mio, una sensazione che ho immaginato, non vedendo l’ora di provarla, scoprendola oltre le mie aspettative.

La sua minigonna ha reso il passo successivo piuttosto semplice. Ormai era solo in mutandine, la sentivo bagnata, lei mi ha slacciato i pantaloni, non avevo neanche immaginato che saremmo arrivati a questo punto. Eravamo nudi, completamente, io e la mia Amanda sul sedile passeggero della mia auto.

Coccolandoci si è accorta che era molto tardi, e che doveva andare a casa. Purtroppo. Era molto stanca, siamo arrivati a destinazione che si era addormentata più volte. E’ entrata in casa e andandomene le ho subito scritto che mi mancava, lei mi ha risposto di chiamarla una volta arrivato a casa.

Ero stanchissimo, ma una volta arrivato a casa mia l’ho subito chiamata. Mi stavo quasi addormentando, le dicevo quanto è stato bello stare con lei quella sera quando mi ha interrotto con una cosa che mi ha scosso. Ero lucidissimo, sconvolto, mi ha svegliato dandomi una botta di emozioni che non riesco neanche a descrivere, troppo intense. Mi ha detto una cosa che non mi sarei mai immaginato, la pensavo meno probabile di quello che era successo prima.

“Ti amo”.

In realtà dovevamo vederci stasera, io e la mia Amanda, ma per fortuna siamo riusciti a vederci anche pomeriggio. Anche se solo per una decina di minuti.

Alla mia amanda non piace come mi vesto, ma per me sono dettagli e non mi interessa, quindi seguo volentieri i consigli che mi da, anche se faccio finta di no.

Suonata la campanella sono corso fuori dalla classe. Ho cominciato a correre fin da subito, che volevo sorprenderla, la mia Amanda, arrivando in anticipo.

Sono uscito dalla scuola e fuori pioveva. Pioveva abbastanza forte, e io avevo le suole di gomma delle scarpe liscie. Ho rischiato di scivolare e cadere più volte.

Mancavano un centinaio di metri, tra le vie del centro, alla sua scuola. Guardando l’ora ero in largo anticipo, che bello, forse potevo anche rallentare un po’ e riprendermi. Così ho pensato.

Arrivato alla sua scuola lei era già fuori che mi aspettava. Ho scoperto che il mio orologio era indietro di qualche minuto. Tanta fatica per niente, ho pensato sul momento, ma poi non è più importato.

Ho avuto questa idea di accompagnarla fino a casa, facendo il viaggio in corriera, per poi tornare indietro con il treno. E’ troppo brutto potersi vedere per dieci minuti scarsi, così in questo modo riusciamo a guadagnare tempo.

Il viaggio in corriera è stato bellissimo, abbracciati tutto il tempo, coccole e baci. E i suoi amici sono simpaticissimi. Io non avevo il biglietto, ed è salito il controllore. Un suo amico mi ha passato di nascosto il suo abbonamento e così non mi è stata fatta la multa.

Arrivati a destinazione siamo andati subito alla stazione, che il mio treno partiva in pochi minuti. Non abbiamo discusso di questioni importanti, ci siamo solo godoti il fatto di stare assieme, per una mezz’oretta o poco più.

Il treno è arrivato, io sono salito, il treno è ripartito.

Pensavo di incontrare la mia Amanda dopo il suo rientro pomeridiano, a scuola, ma non potevamo aspettare così tanto.

Mi sono seduto su una panchina appena fuori dall’entrata principale, ad aspettare la ricreazione, quando lei, la mia Amanda, sarebbe scesa da me.

E’ scesa un po’ in ritardo, perchè il professore l’ha trattenuta un secondo. Ci siamo abbracciati e baciati come se non ci vedessimo da settimane.

Le ho chiesto se c’era un posto dove potevo aspettare che finisse il resto della lezione, e lei mi ha sistemato in corridoio fuori dalla sua aula, con una cattedra. Ogni tanto usciva dall’aula per riempire una bottiglietta d’acqua, approfittando di passare da me per un bacetto e un abbraccio.

Ho aspettato un’oretta e la mia Amanda finalmente ha finito. Siamo usciti dalla scuola dirigendoci verso la fermata della corriera. In realtà non avevamo molto tempo da passare assieme. Mi ha caricato con la sua borsa di scuola, non leggera, che sommata alla mia di borsa (scuola e allenamento) era un carico pesantissimo. Io per dovere morale l’ho portato fino a destinazione. Anche se mi sono lamentato un po’. E quando dico un po’ intendo tanto.

Ci siamo coccolati e dati tanti bacini su una panchina vicino alla fermata, per una buona mezz’oretta. La luce del sole le colpiva il viso facendole brillare gli occhi. Ho dovuto dirle che l’amo.

Purtroppo la corriera è arrivata, speravo non dovesse mai succedere, e la mia Amanda se n’è andata a casa. Non vedo l’ora di vederla domani.

Alla fine delle lezioni sono subito corso da lei, la mia Amanda. Non so esattamente quanto la sua scuola sia distante dalla mia, sta di fatto che correndo più che potevo sono arrivato appena lei è uscita, dieci minuti dopo di me. E’ rimasta un po’ sorpresa, piacevolmente, si aspettava che fossi arrivato tardi, facendola aspettare.

Siamo andati subito a pranzare, dal tipo simpatico che fa i kebab buoni. Però non c’era il tipo simpatico. C’era un tipo che non avevo mai visto. Ma io in effetti non ho mai visto neanche il tipo simpatico, mi ha detto Amanda che c’è un tipo simpatico che però oggi non c’era.

Siamo andati in un parchetto per mangiare i panini. Da vere persone civili siamo passati sopra le aiuole, e come ormai mi capita sempre, ho guardato a terra in cerca di quadrifogli. Con leggero stupore ne ho trovato subito uno, l’ho colto, l’ho guardato meglio, scoprendo con immenso stupore che le foglie erano cinque! Si chiama pentafoglio? Amanda si è indisposta, forse era invidiosa. Ho fatto una foto col cellulare e l’ho messo nella mia agenda che ormai è un’erbario.

Mangiare quei panini è difficilissimo, o almeno lo è farlo senza sporcarsi. Sono enormi, e sono riempiti tantissimo. E’ come prendere un piatto di plastica, fare un cumulo di carne e piegare il piatto in due. Invece del piatto di plastica usano il pane. Però è buono. E io mi sono sporcato. Pazienza.

Avevamo sete, siamo andati, io e la mia Amanda, alla sua scuola per prendere qualcosa da bere ai distributori automatici. Quando ho preso la mia lattina di Coca Cola lei me l’ha sottratta e l’ha agitata tantissimo, che cattiva. Per fortuna che la mia estrema cautela per aprirla non l’ha fatta esplodere.

Dovevamo andare a studiare, in biblioteca, almeno un’oretta, ma era pieno di gente e non c’era posto. Ma immagino che anche se ci fosse stato non saremmo rimasti lì. A noi non piace stare in luoghi affollati. O almeno non in quel momento. Invece ci siamo seduti per terra dietro la biblioteca, e tra un po’ di coccole, un bacino e l’altro, io ho cominciato a studiare e lei a ripassare storia.

Dopo qualche minuto ha cominciato a piovere. Amanda convintissima mi ha detto che mi avrebbe portato in un posto che conosceva lei, dove potevamo stare tranquilli. A neanche un quarto strada (che poi era relativamente tantissima strada), ha cominciato a piovere forte, ero praticamente fradicio, i miei capelli grondavano di acqua. A metà strada ha cominciato a grandinare, mentre io mi chiedevo dove mi stava portando e quando saremmo arrivati. Mi ha portato al tredicesimo piano di un edificio, l’ultimo piano. Ci siamo seduti sulle scale, ma non abbiamo preso i libri. Anche perchè è durato poco. Il portiere (credo) ci ha sgridati intimandoci di scendere. Era arrabbiato, pensava che fossimo stati noi ad imbrattare le pareti e che fossimo stati lì anche ieri, ma non è vero.

Siamo andati in un posto vicino alla piscina comunale, al freddo, ma almeno eravamo riparati dalla pioggia. Abbiamo passato un po’ di tempo lì, a scaldarci a vicenda, aspettando che la pioggia finisse. O almeno si attenuasse. A quel punto ho portato la mia Amanda in un bar, il bar più vicino, per prendere una cioccolata calda e riscaldarci un po’. Eravamo completamente bagnati e infreddoliti, ne avevamo bisogno.

Peccato che lei doveva prendere una corriera per tornare a casa. L’ho accompagnata alla fermata, dove abbiamo incontrato una sua amica col proprio ragazzo.

Abbiamo un po’ scherzato sul fatto che non è ancora ufficializzata la nostra relazione. Non è stupido, lei vorrebbe che io glielo chiedessi in modo appropriato. Pensavo a consegnare una lettera firmata da un notaio a suo padre per chiedere la mano della figlia. Seriamente, devo chiederglielo alla prima occasione opportuna.

E così la mia giornata con la mia Amanda si è conclusa, lei ha preso la corriera diretta verso casa.

Non vedo l’ora di vederla domani.

Oggi la mia Amanda non era andata a scuola per motivi che neanche so. Pomeriggio è venuta a prendermi a scuola, dopo il mio rientro.

Io mi ero portato dietro la borsa per l’allenamento di jujitsu, e dentro per qualche motivo c’erano dei pesi da 10 kg, insomma pesava tantissimo.

Siamo andati in un parco, ci siamo seduti sull’erba. Aveva piovuto un po’, qualche ora prima, e per terra era leggermente bagnato, ma non importava. Il tempo era piuttosto sereno.

Ci siamo coccolati, rotolati sull’erba, mi ha un po’ picchiato, e poi mi ha picchiato ancora, la mia Amanda. Non per farmi male, ovviamente. Per dimostrare il suo affetto, immagino.

Il tempo è però passato troppo in fretta, è stato bellissimo. Ci siamo divertiti tantissimo assieme, e lei non ha accennato ai problemi che si fa su di me.

Lei infatti dopo quello che le è successo e che mi è successo nei mesi scorsi fa fatica a fidarsi di me, ed è convinta che io abbia delle ragazze con cui mi vedo. Ovviamente non è così, io penso solo a lei. E oggi come dicevo non ne ha parlato. E’ un grande passo avanti.

Dicevo che il tempo è passato troppo in fretta, già. Doveva prendere il treno, lei, per tornare a casa. Io ormai avevo scelto di saltare l’allenamento per stare con lei, ma dovevo comunque portarmi dietro una borsa che conteneva pesi da 10 kg.

E’ stato faticosissimo, con quel peso che gravava sulla spalla. Ho dimenticato le botte affettuose che mi ha dato la mia Amanda prima. E alla fine quasi correndo, io un po’ sudato siamo arrivati in stazione. Scoprendo che eravamo un quarto d’ora in anticipo. Ma non importa, stando con lei non ho sentito il dolore.

Peccato che comincio a sentirlo adesso.

Io e la mia Amanda parlavamo al telefono, come ogni giorno. E come ogni giorno la durata della chiamata si conta in ore.

Peccato che per qualche motivo stamattina non ho messo il cellulare in carica abbastanza, e mi si è spento all’improvviso.

Sono subito corso a cercare una cabina telefonica, che misteriosamente non ho trovato, ma per fortuna ho trovato un mio amico. Gli ho sequestrato il cellulare, ho inserito la mia scheda e ho potuto parlare con la mia Amanda per un’altra ora e mezza.

Però intanto che ho trovato un altro cellulare lei si era addormentata, e io l’ho svegliata. A lei però non dispiace, se la sveglio, per fortuna.

Mi manca tanto, la mia Amanda. Vorrei stare sempre con lei, vederla di continuo…

Peccato che gli impegni scolastici non ce lo permettono. O comunque ci limitano.

E io voglio vederla. Devo vederla.

Frequentiamo due istituti scolastici diversi, e non sono vicini. Io finisco le lezioni dieci minuti prima. Lei ha dieci minuti per prendere la corriera che la porta a casa.

Al suono della campanella sono fuggito fuori, sono scappato, ho corso, ho corso forte. In dieci minuti non ce l’ho fatta, non ho raggiunto la sua scuola, ma avevo almeno qualche minuto prima che partisse la corriera.

Ci siamo incontrati a metà strada. Finalmente. Ho potuto abbracciarla, la mia Amanda. L’ho accompagnata alla corriera, che era già alla fermata.

Siamo stati assieme solo pochi minuti, ma senza non avrei finito la giornata.

La prossima volta salgo in corriera e la accompagno fino a casa. Quei minuti sono troppo pochi.

Salve.

Stai per leggere il patetico e noiosissimo diario di un adolescente a caso.

Chissà chi te lo fa fare…

Buona lettura.